SERVIZIO DI COMUNICAZIONE POLITICA
MICHELE COLAMONICI
SEGRETARIO GENERALE CGIL CASERTA



Sulla Legge 30/03 e il precariato. Il profilo strategico è quello da noi denunciato dalla pubblicazione del Libro Bianco di Maroni in poi : la frantumazione delle tipologie contrattuali è funzionale alla progressiva individualizzazione della condizione lavorative: ne consegue una tendenziale neutralizzazione della rappresentanza collettiva fin dai suoi presupposti; siamo in presenza della legittimazione della pratica degli accordi separati ; si intacca la specialità del diritto del lavoro come “sistema” di norme condivise e socialmente qualificate; si prospetta per il sindacato un ruolo di gestore della condizione lavorativa delle singole persone, anzicchè di soggetto collettivo di rappresentanza; viene ostacolato ogni tentativo di governare in modo razionale e integrato il mercato del lavoro nel territorio.


Più in generale con il decreto attuativo della legge 30/03 si dà sostanza a quell’operazione – prima di tutto sociale – che trova conferma non solo nella riduzione delle tutele per trovare e per vivere serenamente il lavoro, ma nella più ampia strategia di attacco alla dimensione dei diritti e della cittadinanza. Vi sono una sistematicità e una coerenza di fondo che legano il decreto attuativo della legge 30, la Bossi-Fini, la riforma Moratti, la proposta di riforma fiscale e previdenziale, l’attacco al welfare nazionale e locale . E’ l’egoismo sociale, è un’idea di competizione povera e al contempo selvaggia, è il principio del superamento di ogni corpo democratico intermedio.


La CGIL si sta battendo per contrastare l’attacco fatto dal Governo Berlusconi ai
diritti e alle tutele dei lavoratori.
Con la riforma del mercato del lavoro (Legge 30) questo governo ha peggiorato
profondamente nelle condizioni di vita e di lavoro delle persone.
In questo quadro centrale la conquista di una legislazione che, come previsto dalle
proposte di legge della CGIL sostenute da oltre 5 milioni di firme non escluda nessun
lavoratore “economicamente dipendente “ dal sistema dei diritti e delle tutele.



La CGIL, attraverso un’azione comune tra tutte le sue categorie, punta ad avviare
processi di stabilizzazione e di lotta alla precarietà, riducendo la concorrenza al ribasso
fra lavoratori, combattendo gli abusi ed estendendo diritti ai lavoratori atipici, oggi privi
di certezze e tutele.


NIDIL, assieme a tutte le categorie della CGIL, attraverso la contrattazione
collettiva, hanno già dato protezione e tutele ad oltre 100.000 collaboratori e
professionisti e hanno fatto assumere come dipendenti oltre 10.600 collaboratori.


Attraverso questo percorso di emancipazione, tra l’altro, siamo riusciti ad affermare
il diritto ad ammalarsi o alla maternità senza perdere lavoro o reddito; la continuità di
lavoro tra un contratto e l’altro; un equo compenso non inferiore a quello dei dipendenti;
tutele contro i licenziamenti ingiustificati; i diritti sindacali che ha consentito anche ai
collaboratori di organizzarsi liberamente nel sindacato.




Sul Welfare Il sistema di welfare è sottoposto a un pesante attacco. Lo è perché si vuole far cassa riducendo diritti, tutele e prestazioni. Lo è perché negli orientamenti dell’attuale maggioranza di governo si esprime anche una cultura politica, quella cioè tesa ad affermare che c’è una sostanziale incompatibilità fra politiche economiche, sviluppo e politiche di welfare. Il welfare, anziché rappresentare lo strumento per combattere efficacemente disoccupazione ed emarginazione, diventerebbe, secondo questa cultura politica, esso stesso causa di disoccupazione ed esclusione sociale.


Responsabili di ciò sarebbero un eccesso di tassazione, di vincoli e tutele, un ruolo evasivo del sindacato, della sua funzione di rappresentanza. Questo assunto si è tradotto in scelte politiche quali le deleghe sul mercato del lavoro, sulla previdenza,sul fisco, sulla scuola. Preoccupati da questa realtà il sindacato, e la CGIL in particolare, intende lanciare un allarme e invitare il mondo del lavoro, i partiti e le istituzioni a non abbassare la guardia, respingendo l’attacco al sistema di welfare e imponendo una diversa cultura politica.


Se si prosegue su questa strada si porta al collasso finanziario il sistema del welfare pubblico del nostro paese. E portarlo al collasso significa creare i presupposti per poter affermare che nel nostro paese non può reggere un sistema socio sanitario globale e universalistico ed è quindi necessario passare ad un sistema diverso. Un sistema socio sanitario di qualità ha bisogno di risorse. Per questo rivendichiamo la fine assoluta dei tagli ed un incremento di risorse al sistema portandolo così in linea con i paesi più sviluppati. Così da affrontare alcune grandi priorità. In primo luogo investendo su una sanità fatta non solo di posti letto ma anche di prevenzione, territorio, integrazione socio sanitaria,distretti. Ciò significa anche definire un piano pluriennale di risanamento, riorganizzazione, rilancio del sistema sanitario delle aree più deboli del paese.


In secondo luogo rivendichiamo la piena attuazione della legge n. 328 a partire dalla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali. In terzo luogo riteniamo fondamentale la costituzione di un Fondo nazionale per la non autosufficienza. Il Fondo nazionale rappresenta una necessità assoluta per far fronte a un fenomeno le cui caratteristiche e quantità rappresentano già oggi e sempre più in avvenire, una vera e propria emergenza per milioni di persone, soprattutto anziani e per milioni di famiglie. Infine, la CGIL pone l’esigenza di uno strumento, sulla base dell’esperienza del reddito minimo di inserimento, di lotta alla povertà e all’esclusione sociale.


Questo è il senso della nostra iniziativa. Un’iniziativa tesa a costruire un sistema socio sanitario, universale, fondato sui principi di uguaglianza e solidarietà, radicato nel territorio, capace di cogliere e di rispondere ai molteplici bisogni delle persone e delle comunità locali, capace di costruire reti e relazioni con le associazioni del volontariato e del terzo settore.

Sul sistema dei trasporti e delle infrastrutture


La mobilità urbana è considerata in tutti i paesi europei uno dei principali problemi in quanto compromette gravemente la salute e la sicurezza dei cittadini, è una delle principali fonti di inquinamento ambientale, incide seriamente sull’efficienza urbana con pesanti conseguenze sulla competitività, compromette la qualità della vita di lavoratori e lavoratrici, dei pensionati, dei bambini. Numerose sono le esperienze in corso in Europa per cercare di risolvere questo complesso problema.


In Italia la crisi della mobilità è crisi di una modalità di trasporto che ha visto la prevalenza assoluta della “gomma “ sul “ferro” e sulle vie del mare. Il problema va dunque affrontato, per una soluzione strutturale, con un approccio basato sull’intermodalità, sull’ingegneria dei trasporti , sulla ricerca e l’innovazione tecnologica finalizzata ad un sistema dei trasporti più rispettoso dell’ambiente e della sicurezza. Tuttavia non ci si può limitare solo a queste misure in quanto il problema richiede una visione più ampia, che sia comprensiva anche di fattori che hanno assunto un peso sempre maggiore sul sistema di mobilità, che chiamano in causa la struttura produttiva, la rete distributiva e commerciale, l’uso del territorio, la politica degli orari, l’esigenza di innovazioni tecnologiche e organizzative, modelli di vita e di consumo. Servono perciò, misure e interventi capaci di agire sui diversi fattori che condizionano il sistema di mobilità nel suo insieme.


Le scelte del Governo Berlusconi hanno tagliato fuori le città e le grandi aree metropolitane. Il piano di opere infrastrutturali previsto dalla “legge obiettivo” è infatti del tutto slegato da una visione della mobilità incentrata sulle aree urbane e cancella i riferimenti alla mobilità urbana sostenibile, che il Piano generale dei trasporti, varato nella precedente legislatura, conteneva.


Le Regioni, le Province e i Comuni, infine, sono sacrificati sull’altare di opere discutibili dal punto di vista economico e della loro effettiva utilità, e avranno maggiori difficoltà nell’attuazione dei piani regionali del trasporto. Sono scoraggiati i tentativi di razionalizzare e rendere più efficienti i collegamenti tra centri urbani, regionali e interregionali. Salta qualsiasi idea di riequilibrio intermodale. Gli enti locali, a causa dei tagli subiti con l’ultima Finanziaria, sono spiazzati nella loro capacità di attuare interventi ordinari già programmati.

Naturalmente, se passa la legge sulla devolution gli enti locali avranno sempre più difficoltà a progettare lo sviluppo dei loro territori e saranno sempre più deboli nel contrastare gli interessi forti decisi a farsi valere nelle scelte urbanistiche ed economiche. L’area casertana, per la sua posizione geografica, rappresenta un riequilibrio modale di interesse non solo nazionale per il trasporto di merci e persone.

La riqualificazione delle infrastrutture e la modernizzazione dei trasporti è un aspetto imprescindibile affinché questo territorio possa assumere un ruolo da protagonista nel corridoio 1 Berlino – Palermo, approvato dall’Unione Europea e definito “ Azione Europea a favore della crescita”.


In tal senso va potenziato maggiormente il ruolo dell’interporto di Maddaloni/Marcianise, tra l’altro essa è l’unica opera infrastrutturale di un certo livello dell’intero Mezzogiorno per quanto riguarda il trasporto delle merci e della logistica. Analogamente, l’aeroporto di Grazzanise, nell’ambito di un sistema di aeroportualità regionale, dovrà essere parte integrante di quel sistema di trasporto delle persone e delle merci.

Inoltre, in quest’ottica va anche la realizzazione del protocollo d’intesa firmato da Regione , Provincia e RFI nel maggio 2004, che potrà costituire con i vari collegamenti previsti, tra cui quello con la ferrovia Alifana, un ulteriore infrastruttura a compimento e complemento di un vero sistema intermodale di qualità che rappresenterebbe anche un effettivo volano di crescita e sviluppo, non solo del territorio casertano ma dell’intero sud d’Italia, in quanto sarebbe consacrato quale cerniera tra il nord e sud Europa e di tutto il bacino del Mediterraneo.



è una realizzazione editoriale THE MOMENT